Ingegnere elettronico Bari

My Life

Credo nella teoria del 10/90 in cui il 90% del destino è scritto e gli altri 10% dipendono dalle nostre reazioni quotidiane di fronte ai problemi che ci presenta la vita. Per fare due esempi dovrei fare riferimento ai due bei film: "Ufficiale e Gentiluomo" e "la ricerca della felicità" che rispecchiano due periodi della mia vita.

Nel film "Ufficiale e Gentiluomo" ci sono tante analogie; non ho avuto un'infanzia felice e sopportavo litigi in famiglia; avevo deciso di non continuare l'attività di mio padre perchè vedevo che non gli dava soddisfazioni. Ho superato con tanta determinazione gli esami della scuola media superiore, ed insieme con una ventina di persone della mia stessa scuola abbiamo partecipato al concorso della marina militare in Teheran. L'unico vincitore della nostra scuola ero io, e tra i 50 vincitori (su 1000) del concorso ero stato classificato al decimo posto. In quel periodo i vincitori del concorso venivano inviati nelle Accademie Navali d'Italia, Inghilterra, Francia, Gemania, America e Olanda. I primi 10 della classifica venivano inviati, sempre, in Italia. Per motivi sopradetti, e per aver ipotecato due case presso la Marina Militare Iraniana, ho dovuto studiare seriamente e superare tutti gli ostacoli per terminare il corso nell'Accademia Navale di Livorno (www.corso-odissea.it).
Al terzo anno ho conosciuto la mia attuale moglie e abbiamo vissuto insieme due anni felici fino al Marzo del 1976, quando per il divieto di matrimonio tra gli ufficiali delle forze armate Iraniane con gli stranieri ho dovuto dire ADDIO alla mia ragazza e tornare in Iran. Nella scena finale del film "Ufficiale e Gentiluomo" la Guardia di Marina torna nella fabbrica dove lavora lei, la prende in braccio e la porta via con se; ma nella scena della mia vita il Guardia Marina, dopo sei mesi, prende 15 giorni di ferie, ritorna in Italia e porta via la sua ragazza che pochi giorni dopo a Teheran diventa sua moglie con tutti i rischi annessi e connessi.

Nel film "La ricerca della felicità" ci sono altrettante analogie; con mia moglie e mio figlio di 2 anni siamo tornati in Italia, e per cinque anni ho sopportato una vita difficilissima con la convivenza nella casa dei suoceri, l'Università e lavoro nei primi due anni; al terzo anno abbiamo avuto una piccola casa comunale e per gli ultimi tre anni d'università ho dovuto abbandonare il lavoro per dedicarmi esclusivamente agli studi, razionando tutti i risparmi; all'ultimo anno d'università, quando mi scarseggiavano le risorse economiche, ho dovuto vendere, uno per volta, gli elettrodomestici della casa; non scorderò mai il pianto di mia moglie, quando portavano via la nostra nuova lavatrice, a seguito della vendita tramite l'annuncio sul giornale. Quelle lacrime mi hanno dato la forza di poter finire gli studi dell'Università e laurearmi in Ingegneria. Pochi mesi dopo ho ricevuto tre telegrammi dalle Aziende del Nord Italia e ho scelto di essere assunto nell'Azienda che mi ha inviato il primo telegramma. Non potrò mai dimenticare quei cinque anni e ho capito che per un emigrato, come me, erano sacrifici necessari da superare per essere integrato nella seconda patria.

Vorrei tanto che ci fosse un film sulla storia della mia vita che è una integrazione dei suddetti due film in cui il ragazzo diventa Ufficiale, Ufficiale diventa lo studente, e lo studente che a tutti i costi diventa Ingegnere. A volte penso che la posizione in cui mi trovo oggi non è proporzionata ai sacrifici che ho fatto nella mia vita, ma poi mi rassegno dicendomi che questo fa parte di quel 10% e che non avrò mai nulla con la facilità.